Molto di rado mi sono dedicato al mare come elemento della composizione, o come soggetto stesso della foto. Un paio di mesi fa ruppi il ghiaccio con un’uscita in Irlanda ed ora, con l’articolo di oggi, porto avanti questo rapporto! ![]()
La location questa volta è l’Isola di Capraia : luogo meraviglioso, tanto intimo quanto prodigo di scorci e luci fantastiche. Per un fotografo un luogo come questo richiederebbe del tempo per poter essere a fondo apprezzato e capito ma, come spesso purtroppo accade, il tempo è sempre molto poco…
Ecco quindi alcune immagini, esito di un breve lasso di tempo dedicato allo studio della luce, dei luoghi e di come io li vedevo. Per prima una fotografia dai toni freddi, in silenziosa attesa dell’alba:
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Dati di scatto: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, due pose: 13 secondi e 30 secondi. Le due pose mi sono servite per poter gestire la differenza di luminosità fra cielo/mare e gli scogli in primo piano.

Nella fotografia di paesaggio, in generale, si tendono a preferire gli estremi del giorno (prima dell’alba – l’alba – il tramonto – dopo il tramonto), questo perché in quegli intervalli di tempo la luce radente risalta la sensazione di tridimensionalità (fatta di ombre e luci) e le dominanti di colore aggiungono non poco alla scena (basta osservare l’immagine precedente – scattata prima dell’alba – per poter apprezzare l’intensa colorazione).
L’immagine seguente l’ho voluta realizzare con il sole già alto nel cielo, ovvero il contrario di quanto appena detto! Nel fare questo non ho però composto una scena dove la luce dura fosse presente, con un contrasto inevitabilmente troppo incisivo, ma bensì sono rimasto all’ombra: le regole e le abitudini non devono mai limitare la nostra fantasia!
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Dati di scatto: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/14, bracketing sul tempo di posa: 4sec, 8sec, 15sec ad iso 100, filtro ND da 6 stop (necessario in quanto volevo tempi di posa molto lunghi pur essendo giorno pieno).

Certe situazioni di luce mi suggeriscono atmosfere fiabesche, quasi surreali, le vedo subito sul posto e le tengo bene a mente. Una volta ritornato a casa, lavorando i file RAW, saranno quei ricordi, o meglio il ricordo delle sensazioni sperimentate, a guidare la post produzione che caratterizzerà l’aspetto finale dell’immagine:
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Dati di scatto: panoramica composta da 3 scatti verticali, con due esposizioni per ognuna (bracketing di cui la terza immagine non era necessaria – il contrasto non era troppo elevato): 0.8 secondi e 2 secondi (due pose necessarie per poter poi – in post produzione – compensare la differente luminosità del terreno rispetto il mare/cielo), diaframma f/16, focale 19mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII).

Usando angoli di campo molto elevati (ovvero a partire dalle focali sotto i 35mm) è quantomai “necessario” (metto le virgolette perché – come tutte le affermazioni generali – vi sono le dovute eccezioni) individuare per prima cosa un primo piano: un soggetto che catturi l’attenzione e “sostenga” l’immagine: compito svolto perfettamente, nella fotografia seguente, da un cactus. Arrivare con comodo anticipo su una location serve proprio per individuare tutti quegli elementi che possono fare da “perni” nel comporre una fotografia:
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Dati di scatto: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, scatto singolo con 30 secondi di posa, filtro ND da 6 stop (necessario per avere 30 secondi di posa nonostante il sole stesse spuntando).

Tutti gli scatti di questo articolo, ma in generale anche per gli articoli precedenti, li realizzo sul campo prestando attenzione a non compromettere la nitidezza a causa di vibrazioni ed utilizzando il bracketing per poter poi estendere la gamma dinamica in fase di post produzione. Per questo approccio è pertanto di regola l’uso del treppiede, oltre che dell’alzo anticipato dello specchio oppure in alternativa del LiveView acceso (la vibrazione dello specchio introduce il micromosso). Lo scatto che segue invece è ben più “free”: mano libera e scatto singolo (niente bracketing): trovandomi su una barca non era possibile fare diversamente!
In tal caso, ma in generale in ogni situazione “dinamica”, si deve fare affidamento sul singolo file RAW fornito dalla macchina ed alla sua lavorabilità (intendo la capacità di conservare in un singolo scatto tanto le ombre quanto le luci senza perdere informazioni) che, in particolare con gli ultimi modelli di reflex, è molto elevata:
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Dati di scatto: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/9, esposizione da 1/100 di secondo, mano libera.

Fatto salvo quanto detto all’inizio di questo articolo, e viste le precedenti immagini, soddisfatto di come il mare (o meglio dove il mare incontra la terra) possa essere fonte di meraviglia e di ispirazione, il mio cuore rimane però legato alla montagna! ![]()
Ecco quindi un’immagine realizzata poco lontano dal rifugio Falier (si trova ai piedi della parete sud della Marmolada – su di un ripiano dove la val d’Ombreta si biforca nei valloni d’Ombretola e nell’alto vallon d’Ombreta): il sole già alto nel cielo, le montagne sullo sfondo visibili solo come profili e la forma della stretta valle, mi hanno suggerito questa composizione:
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Dati di scatto: si tratta di due scatti ad f/11, iso100, con tempi pari a 1/640 ed 1/1250 di secondo, alla focale di 38mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII). Il secondo scatto, con un tempo più rapido, mi è servito per poter poi in Photoshop riuscire a gestire il sole direttamente inquadrato altrimenti, per quanto la Canon 5dMkII offra grandi margini di recupero sulle alte luci, non sarebbe stato possibile avere tutte le sfumature più chiare.

Infine, al termine di questo articolo, dopo aver guardato il mare, camminato su alte e meravigliose montagne, non ho potuto non riportare il mio sguardo in Lessinia!
Insomma, è su quelle colline dove negli anni ho capito qual’è la fotografia che mi piace, dove ho imparato a farla (o meglio dove sto tuttora imparando), dove cerco costantemente di migliorarmi e dove torno ogni volta che posso!
L’immagine seguente l’ho scattata fra la località Parpari (comune di Roveré Veronese – VR) e San Giorgio (comune di Bosco Chiesanuova -VR), in particolare nei pressi della malga Bagorno, su una collina estremamente favorevole per il tramonto: si tratta di un inno al calore del sole, in questa estate che si appresta a sfumare nell’autunno.
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Dati di scatto: ho atteso che il sole fosse al limite per sparire e quindi ho scattato 5 immagini verticali (per realizzare una panoramica), per tutte: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, e bracketing sul tempo di posa (necessario per gestire poi in post produzione i forti contrasti) con tempi pari a: 1/6, 1/13, 1/25 di secondo. Le 5 immagini, scattate in verticale e senza errore di parallasse grazie alla testa panoramica montata sul treppiede, le ho fra loro sovrapposte di un 25% circa, questo per lasciare “margine di manovra” al programma che poi si è occupato di unire le immagini in un’unica panoramica: PTGui. Questo programma, ricevute le immagini (ognuna sovrapponibile in parte con la successiva e con la precedente) si prodiga nell’unirle in modo corretto in un’unica grande immagine, ma non solo: scattando onguna delle 5 immagini in bracketing (da cui i tre tempi di scatto) il software PTGui si rende conto trattarsi della stessa “panoramica” scattata con tre diversi livelli di esposizione (e quindi non una gigantesca panoramica da 15 immagini), producendo automaticamente 3 panoramiche (uguali al pixel) più una quarta ottenuta come “fusione” delle altre tre (vi è una sezione apposita del programma per configurare questa “fusione delle esposizioni”). In tal modo, in Photoshop, è sufficiente poi aprire come “base” questa quarta immagine e sopra di essa aprire come livelli ulteriori le altre tre, da cui prendere le parti più interessanti (come il cielo dalla più sottoesposta ad esempio).

Alla Prossima!
-Sig-

























