Pubblicato da: sigfridocorradi | 6 settembre 2011

Guardando il mare

Molto di rado mi sono dedicato al mare come elemento della composizione, o come soggetto stesso della foto. Un paio di mesi fa ruppi il ghiaccio con un’uscita in Irlanda ed ora, con l’articolo di oggi, porto avanti questo rapporto! :-)
La location questa volta è l’Isola di Capraia : luogo meraviglioso, tanto intimo quanto prodigo di scorci e luci fantastiche. Per un fotografo un luogo come questo richiederebbe del tempo per poter essere a fondo apprezzato e capito ma, come spesso purtroppo accade, il tempo è sempre molto poco…

Ecco quindi alcune immagini, esito di un breve lasso di tempo dedicato allo studio della luce, dei luoghi e di come io li vedevo. Per prima una fotografia dai toni freddi, in silenziosa attesa dell’alba:

Aspettando l'alba

Aspettando l'alba

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Dati di scatto: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, due pose: 13 secondi e 30 secondi. Le due pose mi sono servite per poter gestire la differenza di luminosità fra cielo/mare e gli scogli in primo piano.

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Nella fotografia di paesaggio, in generale, si tendono a preferire gli estremi del giorno (prima dell’alba – l’alba – il tramonto – dopo il tramonto), questo perché in quegli intervalli di tempo la luce radente risalta la sensazione di tridimensionalità (fatta di ombre e luci) e le dominanti di colore aggiungono non poco alla scena (basta osservare l’immagine precedente – scattata prima dell’alba – per poter apprezzare l’intensa colorazione).
L’immagine seguente l’ho voluta realizzare con il sole già alto nel cielo, ovvero il contrario di quanto appena detto! Nel fare questo non ho però composto una scena dove la luce dura fosse presente, con un contrasto inevitabilmente troppo incisivo, ma bensì sono rimasto all’ombra: le regole e le abitudini non devono mai limitare la nostra fantasia!

Dove il mare incontra la roccia

Dove il mare incontra la roccia

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Dati di scatto: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/14, bracketing sul tempo di posa: 4sec, 8sec, 15sec ad iso 100, filtro ND da 6 stop (necessario in quanto volevo tempi di posa molto lunghi pur essendo giorno pieno).

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Certe situazioni di luce mi suggeriscono atmosfere fiabesche, quasi surreali, le vedo subito sul posto e le tengo bene a mente. Una volta ritornato a casa, lavorando i file RAW, saranno quei ricordi, o meglio il ricordo delle sensazioni sperimentate, a guidare la post produzione che caratterizzerà l’aspetto finale dell’immagine:

La torre

La torre

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Dati di scatto: panoramica composta da 3 scatti verticali, con due esposizioni per ognuna (bracketing di cui la terza immagine non era necessaria – il contrasto non era troppo elevato): 0.8 secondi e 2 secondi (due pose necessarie per poter poi – in post produzione – compensare la differente luminosità del terreno rispetto il mare/cielo), diaframma f/16, focale 19mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII).

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Usando angoli di campo molto elevati (ovvero a partire dalle focali sotto i 35mm) è quantomai “necessario” (metto le virgolette perché – come tutte le affermazioni generali – vi sono le dovute eccezioni) individuare per prima cosa un primo piano: un soggetto che catturi l’attenzione e “sostenga” l’immagine: compito svolto perfettamente, nella fotografia seguente, da un cactus. Arrivare con comodo anticipo su una location serve proprio per individuare tutti quegli elementi che possono fare da “perni” nel comporre una fotografia:

Cactus Bellavista

Cactus Bellavista

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Dati di scatto: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, scatto singolo con 30 secondi di posa, filtro ND da 6 stop (necessario per avere 30 secondi di posa nonostante il sole stesse spuntando).

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Tutti gli scatti di questo articolo, ma in generale anche per gli articoli precedenti, li realizzo sul campo prestando attenzione a non compromettere la nitidezza a causa di vibrazioni ed utilizzando il bracketing per poter poi estendere la gamma dinamica in fase di post produzione. Per questo approccio è pertanto di regola l’uso del treppiede, oltre che dell’alzo anticipato dello specchio oppure in alternativa del LiveView acceso (la vibrazione dello specchio introduce il micromosso). Lo scatto che segue invece è ben più “free”: mano libera e scatto singolo (niente bracketing): trovandomi su una barca non era possibile fare diversamente! :-) In tal caso, ma in generale in ogni situazione “dinamica”, si deve fare affidamento sul singolo file RAW fornito dalla macchina ed alla sua lavorabilità (intendo la capacità di conservare in un singolo scatto tanto le ombre quanto le luci senza perdere informazioni) che, in particolare con gli ultimi modelli di reflex, è molto elevata:

Il trangolo

Il triangolo

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Dati di scatto: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/9, esposizione da 1/100 di secondo, mano libera.

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Fatto salvo quanto detto all’inizio di questo articolo, e viste le precedenti immagini, soddisfatto di come il mare (o meglio dove il mare incontra la terra) possa essere fonte di meraviglia e di ispirazione, il mio cuore rimane però legato alla montagna! :-)
Ecco quindi un’immagine realizzata poco lontano dal rifugio Falier (si trova ai piedi della parete sud della Marmolada – su di un ripiano dove la val d’Ombreta si biforca nei valloni d’Ombretola e nell’alto vallon d’Ombreta): il sole già alto nel cielo, le montagne sullo sfondo visibili solo come profili e la forma della stretta valle, mi hanno suggerito questa composizione:

Semplicemente: il Sole

Semplicemente: il Sole

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Dati di scatto: si tratta di due scatti ad f/11, iso100, con tempi pari a 1/640 ed 1/1250 di secondo, alla focale di 38mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII). Il secondo scatto, con un tempo più rapido, mi è servito per poter poi in Photoshop riuscire a gestire il sole direttamente inquadrato altrimenti, per quanto la Canon 5dMkII offra grandi margini di recupero sulle alte luci, non sarebbe stato possibile avere tutte le sfumature più chiare.

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Infine, al termine di questo articolo, dopo aver guardato il mare, camminato su alte e meravigliose montagne, non ho potuto non riportare il mio sguardo in Lessinia! :-) Insomma, è su quelle colline dove negli anni ho capito qual’è la fotografia che mi piace, dove ho imparato a farla (o meglio dove sto tuttora imparando), dove cerco costantemente di migliorarmi e dove torno ogni volta che posso!
L’immagine seguente l’ho scattata fra la località Parpari (comune di Roveré Veronese – VR) e San Giorgio (comune di Bosco Chiesanuova -VR), in particolare nei pressi della malga Bagorno, su una collina estremamente favorevole per il tramonto: si tratta di un inno al calore del sole, in questa estate che si appresta a sfumare nell’autunno.

Le laste: portano i segni del tempo che scorre, inesorabile.

Le laste: portano i segni del tempo che scorre, inesorabile.

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Dati di scatto: ho atteso che il sole fosse al limite per sparire e quindi ho scattato 5 immagini verticali (per realizzare una panoramica), per tutte: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, e bracketing sul tempo di posa (necessario per gestire poi in post produzione i forti contrasti) con tempi pari a: 1/6, 1/13, 1/25 di secondo. Le 5 immagini, scattate in verticale e senza errore di parallasse grazie alla testa panoramica montata sul treppiede, le ho fra loro sovrapposte di un 25% circa, questo per lasciare “margine di manovra” al programma che poi si è occupato di unire le immagini in un’unica panoramica: PTGui. Questo programma, ricevute le immagini (ognuna sovrapponibile in parte con la successiva e con la precedente) si prodiga nell’unirle in modo corretto in un’unica grande immagine, ma non solo: scattando onguna delle 5 immagini in bracketing (da cui i tre tempi di scatto) il software PTGui si rende conto trattarsi della stessa “panoramica” scattata con tre diversi livelli di esposizione (e quindi non una gigantesca panoramica da 15 immagini), producendo automaticamente 3 panoramiche (uguali al pixel) più una quarta ottenuta come “fusione” delle altre tre (vi è una sezione apposita del programma per configurare questa “fusione delle esposizioni”). In tal modo, in Photoshop, è sufficiente poi aprire come “base” questa quarta immagine e sopra di essa aprire come livelli ulteriori le altre tre, da cui prendere le parti più interessanti (come il cielo dalla più sottoesposta ad esempio).

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Alla Prossima!
-Sig-

Pubblicato da: sigfridocorradi | 11 agosto 2011

Giocando con il colore

E’ tutto un gioco: con il controllo completo del colore, con il supporto di attrezzatura i cui limiti sono davvero elevati, con calcolatori economici ma in grado di gestire immagini enormi come risoluzione, tutto diventa spontaneo come un gioco. Basta scegliere la location e l’ora più adatta per la luce che si cerca (magari con l’aiuto di un ottimo strumento software come “The Photographer’s Ephemeris“) e non rimane altro che lasciar correre la propria fantasia!
Ecco quindi in questo articolo otto immagini frutto di questo gioco! Subito la prima dove ho voluto riprendere le colline tagliate da una strada bianca che da tempo mi ero fissato di fotografare. La location è quella a me più cara ovvero la Lessinia (il punto di ripresa è il Monte Tomba). Avevo già provato questo scatto tempo fa, ma la luce non era come speravo e quindi non avevo concluso… mi sono quindi messo d’impegno e questa volta ho trovato ciò che desideravo:

La strada fra le colline: una guida per lo sguardo.

La strada fra le colline: una guida per lo sguardo.

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Dati di scatto: si tratta di una panoramica composta da 12 scatti verticali alla focale di 120mm, diaframma f/14. Ogni immagine l’ho scattata in bracketing con tempi pari a: 0.1, 0.2 e 0.4 secondi. In questo caso non sarebbe servito, per l’angolo di campo, scattare una panoramica (potevo tranquillamente usare una focale più corta), ma quando vedo arrivare al luce che desidero, allora preferisco avere più dettaglio possibile.

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In montagna, lo sappiamo tutti, le condizioni meteo mutano con rapidità… ecco allora come, nel mentre di una fitta pioggia, uno squarcio nelle nubi lascia passare il sole creando così, per pochi minuti, un gioco di luce e colore particolare, unico come tutti gli istanti della nostra vita:

L'arcobaleno inaspettato

L'arcobaleno inaspettato

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Dati di scatto: si tratta di una panoramica composta da 3 scatti verticali a mano libera: la luce stava mutando con una velocità incredibile e pioveva quindi ho optato per una soluzione senza treppiede ma più veloce..
La location è il Monte Carega (Piccole Dolomiti), dati: 17mm, f/10, 1/30 di secondo per tutte e tre (al solito PTGui ha provveduto ad unirle).

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Durante un temporale (mi trovavo a circa 2000 metri sul Monte Carega – Piccole Dolomiti), improvvisamente un’apertura nelle nubi rivelò una luce caldissima a satura che risaltava con il resto del mondo blu e già avanti verso la fine del giorno. Giusto il tempo di montare il teleobiettivo e come sempre in questi casi tutto dura il tempo di un respiro:

Lo strappo nel cielo

Lo strappo nel cielo

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Dati di scatto: focale 310mm (Canon 100-400 su Canon 5dMkII), 0.1 secondi di posa ad f/14.

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Spesso, durante le uscite fotografiche, mi trovo a fare i conti con la “sfortuna” ovvero quegli eventi non prevedibili ma che determinano tutto il resto. Chi può sapere come si comporteranno le nubi in cielo al momento della luce più calda del tramonto?
Cogliere l’attimo. Non c’è da far altro che approfittare di una situazione che si crea, non prevedibile, supportando questo con la completa conoscenza della propria attrezzatura, per non perdere tempo, per non commettere errori:

Il cielo tinto di giallo (immagine scattata dal Monte Carega)

Il cielo tinto di giallo (immagine scattata dal Monte Carega)

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Dati di scatto: si tratta di 3 scatti uniti sui rispettivi lati lunghi, focale 100mm (canon 100-400), f/11, 10 secondi di posa (con filtro ND da 6 stop). Qui ho scelto di unire più scatti non per l’angolo di campo ma solo per avere maggiore dettaglio nell’immagine finale.

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In questo periodo estivo i campi diventano dei mari ondulati dove l’erba, ormai ben alta, diventa onde e si fa modellare dal vento. Mi sono quindi recato poco prima di Velo Veronese (VR), per il tramonto, per realizzare l’immagine che segue: una contrapposizione, un protagonista ed un antagonista.

La croce l’ho fotografata di “spalle”, in quanto per avere quella composizione, con la luce del tramonto, non vi era modo di vederla “frontale” (in quanto è posizionata per guardare il sole sorgere). Mi è rimasto quindi il desiderio di fotografarla all’alba, ci tornerò! :-)

Il tramonto, il vecchio ed il nuovo

Il tramonto, il vecchio ed il nuovo

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Dati di scatto: si tratta di una foto panoramica compostada 12 scatti su due file da 6, per tutte focale 17mm, f/16 e due pose: da 2.5 secondi (che ho usato per il cielo) e da 10 secondi (che ho usato per il terreno/erba che volevo mosso), usando un filtro ND da 6 stop.

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In Lessinia non è difficile incontrare il soggetto di questa foto, in questo caso impreziosito dalla presenza di una figurina che non è andata persa nel tempo come invece succede spesso:

La notte scende e la Lessinia diventa terra di fade e magia

La notte scende e la Lessinia diventa terra di fade e magia

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Dati di scatto: per questa immagine ho optato per una notturna, andando ad illuminare la stele con la torcia: un primo scatto da 5 minuti di posa, f/9, iso 400, mi è servito per il cielo e lo sfondo, poi un secondo scatto in posa B (f/9 – iso 100) mi è servito per illuminare il lato frontale della stele ed un secondo scatto in B per illuminare l’altro lato.. Poi ho unito il tutto in Photoshop..

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Attrezzatura
Serve davvero attrezzatura costosa per buone foto?
Un detto comune slega la qualità delle foto dalla fotocamera che le realizza: attrezzatura migliore non equivale necessariamente a foto migliori.
E’ anche vero però che a seconda del genere, paesaggio, wildlife, street, .., è necessario disporre dell’equipaggiamento adatto per supportare quell’attività al meglio, ovvero senza ritrovarsi ad un certo punto limitati da problemi o mancanze tecniche.
Cosa succede invece se non si ha la possibilità di scegliere la macchina fotografica più adatta (sulla carta) per un certo genere fotografico?
Ho voluto fare una prova: realizzare una fotografia panoramica (quindi con un ampio angolo di campo), con la scena illuminata direttamente dal sole e con zone in ombra completa, senza utilizzare la mia reflex (Canon 5dMkII caratterizzata da un moderno sensore pieno formato) ma svolgendo tutto il lavoro con una compatta, per la precisione una Canon PowerShot s95. Quanto cambia dalla s95 alla 5dMkII in questa situazione all’atto pratico?
Il risultato finale posso dire avermi soddisfatto! Il flusso di lavoro è di certo molto più complesso: il piccolo sensore della compatta non riesce lontanamente ad avvicinarsi alla latitudine di posa del grosso sensore della reflex, questo significa realizzare più scatti variando il tempo di posa (bracketing) per riuscire a non bruciare le luci a favore delle ombre (pur scattando in RAW la piccola s95 non permette grandi margini di manovra sulle luci al limite). Inoltre la focale più corta, equivalente a 28mm, richiede molti più scatti rispetto la focale che normalmente utilizzo sulla reflex, ovvero 17mm (Canon 17-40 – un must-have per la fotografia di paesaggio), per realizzare la stessa panoramica.
D’altra parte però con la compatta ho potuto utilizzare un diaframma pari ad f/4 il quale, per via della ridotta dimensione del sensore (e di conseguenza del gruppo ottico progettato in proporzione), equivale come profondità di campo a circa f/20 sul pieno formato. I tempi di esposizione ne hanno quindi guadagnato, permettendomi di svolgere 4 scatti per ogni fotogramma con tempi pari a: 1/125, 1/250, 1/500 ed 1/1000 di secondo. Per avere il risultato finale, come angolo di campo, ho poi svolto 5 scatti verticali sovrapposti fra loro.
Ecco quindi il risultato, elaborato con il software PTGui per ottenere le panoramiche, una per ogni livello di esposizione, identiche la pixel, e quindi finalizzato con Photoshop:

La luce radente sulla malga

La luce radente sulla malga

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Un’altra prova per la Canon s95: nel comune di Roveré Veronese (VR) si trova la “Stalla del Modesto” (poco lontano dalla quale si trova la malga della precedente foto), una struttura piccola e meravigliosa dove tutte le pareti sono realizzate da gigantesche lastre di pietra disposte a coltello, legate fra loro con un sistema molto simile a quanto si farebbe con dei tronchi d’albero. Ho voluto quindi fotografare l’interno di una parte di questa struttura, quindi un angolo di campo ancora più ampio della precedente immagine, e contrasti da gestire molto elevati per la presenza di una illuminazione data da feritoie e finestre.

La stalla del Modesto

La stalla del Modesto

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Dati di scatto: si tratta di una immagine composta da 15 scatti disposti su tre righe da 5 dove per ogni scatto ho realizzato, mediante bracketing, 4 differenti pose con tempi pari a: 1/4, 1/8, 1/15, 1/30 di secondo. Per tutte diaframma f/4, iso80, scatto in RAW e focale pari a 6mm (ovvero 28mm come focale equivalente sul pieno formato).

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Conclusione: non sentitevi troppo limitati dall’attrezzatura che avete, con un po’ di pazienza per trovare il giusto flusso di lavoro è possibile fare molto più di quanto non si pensi!

Alla prossima!

-Sig-

Pubblicato da: sigfridocorradi | 12 luglio 2011

Acqua e luce

Da sempre trovo affascinante osservare l’acqua che corre veloce: un ruscello che rapido si fa strada, fra sassi ed alberi, nell’intimità del sottobosco. Questa situazione, questa abbondanza d’acqua in superficie mi manca quando visito la Lessinia (territorio che frequento con regolarità), dove per conformazione carsica del terreno ciò non si verifica se non in rare occasioni.

Le immagini che seguono, dove l’acqua è il soggetto, le ho realizzate poco lontano dal Rifugio Vallesinella (Madonna di Campiglio – all’interno del parco Brenta-Adamello) da cui parte un sentiero che scendendo conduce (in quindici minuti circa) al Rifugio delle Cascate di Mezzo (nei pressi del quale è possibile ammirare la cascata ripresa nella prima foto di questo articolo) ed un sentiero “delle cascate” che invece sale ed in mezz’ora conduce in un vero parco giochi dell’acqua! :-)

La cattedrale d'acqua

La cattedrale d'acqua

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Dati di scatto: si tratta di una composizione di 12 scatti verticali disposti su tre file da 4, per tutti: focale 40mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, iso 100 ed esposizione in bracketing con tempi pari a: 3.2 secondi, 6 secondi e 13 secondi. Come sempre il software PTGui ha gentilmente lavorato per unire tutte le immagini e fornire 3 panoramiche complete, una per ogni livello di esposizione!

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Acqua verde

Acqua verde

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Dati di scatto: immagine panoramica da 10 scatti verticali disposti su due righe da 5, per tutti: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, bracketing sull’esposizione (ho tenuto solo due scatti su tre) con tempi pari a: 1 secondo e 2 secocni ad iso 100.

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Vista da sotto

Vista da sotto

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Dati di scatto: immagine ottenuta dall’unione due pose variando l’esposizione, con un tempo pari a 4 secondi per l’ambiente ed un tempo pari a 2 secondi per l’acqua (altrimenti risultava un po’ troppo sovraesposta). Per ambedue diaframma f/16 e focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII).

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Golden

Golden

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Dati di scatto: immagine panoramica composta da 5 foto verticali, per tutte: focale 25mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, 2 secondi di posa, iso 100, filtro polarizzatore Singh Ray GoldNBlue: si tratta di un polarizzatore particolare in grado di aggiungere una dominante di colore, dorata oppure blu, alla luce polarizzata (ad esempio la luce riflessa dalle pietre bagnate). La scelta del colore, gold oppure blue, avviene semplicemente ruotando il polarizzatore. In questa foto l’effetto si può chiaramente vedere sulla parete di roccia direttamente bagnata dalla cascata.

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La curva

La curva

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Dati di scatto: immagine panoramica composta da 6 scatti verticali, per tutti: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, bracketing sull’esposizione (ho tenuto solo 2 scatti dei 3) con tempi pari a: 1 secondo e 0.5 secondi, iso 100.

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Se è vero che la Lessinia difficilmente offre lo spettacolo dell’acqua in superficie, è altrettanto vero che sa essere palcoscenico per una luce meravigliosa, magica. Di seguito ecco tre immagini, dove ho voluto cogliere un po’ di quella luce in tre situazioni molto differenti: nella prima, quasi al tramonto, il sole riuscì a trovare uno spiraglio (durato un minuto) da cui illuminare con una calda luce la val Squaranto (lo scatto l’ho realizzato poco prima della frazione San Rocco nel comune di Roveré -VR-, esattamente qui: 45.520636,11.09121):

Il tocco della luce

Il tocco della luce

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Dati di scatto: si tratta di una foto panoramica composta da 4 scatti verticali ad f/16 in bracketing, di cui ho tenuto solo due scatti (1/4 ed 1/8 di secondo), alla focale di 105mm (Canon 24-105 su Canon 5dMkII).

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In questa seconda immagine ho voluto invece cercare una prospettiva diversa, che avesse per elementi principali il muretto e l’alberone, ma da un punto di vista alternativo. Per fare questo ho optato per una composizione che fosse costruita attorno al muretto, come fosse una spina dorsale:

Le pietre e l'Albero

Le pietre e l'Albero

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Dati di scatto: immagine panoramica composta da 12 scatti verticali disposti su tre file da 4: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), iso 100 e bracketing sull’esposizione con tempi pari a: 1/40, 1/20 e 0.1 secondi.

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Quest’ultima immagine invece mostra il momento subito dopo il tramonto, quando sulle colline scende già l’ombra. Il soggetto diventa quindi il cielo, ancora illuminato con forza, a cui lascia spazio il terreno sempre più in ombra:

Solo il cielo

Solo il cielo

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Dati di scatto: foto panoramica composta da 6 immagini verticali: focale 55mm (Canon 24-105 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, iso 100 e bracketing sull’esposizione con tempi pari a: 1/20 – 1/40 – 1/80 di secondo.

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Concludo con un’immagine in bianconero, cosa quantomai rara sulle pagine di questo blog! Adoro il colore, questo è fuor di dubbio, ma a volte, per certe situazioni, è innegabile come l’immagine possa essere interpretata diversamente facendo a meno del colore.
Il soggetto della foto è una stele che si può incontrare salendo sul Monte Purga (nel comune di Velo Veronese – Verona), la quale un tempo accoglieva in una piccola nicchia una figura, sicuramente a tema sacro, ora perduta:

La nicchia vuota (Monte Purga - Velo Veronese -VR)

La nicchia vuota (Monte Purga - Velo Veronese -VR)

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Dati di scatto: Canon s95, diaframma f/4, focale 6mm (28mm equivalenti), iso 80, posa 1/20 secondo (mano libera), scatto in RAW convertito in TIFF16 con CaptureOne6 e ultimato nello sviluppo in Photoshop CS5 (usando Silver Efex per la conversione in BiancoNero).

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Una curiosità “tecnica”: la fotografia in BiancoNero naturalmente non nasce così, è frutto di una lavorazione a posteriori, con calma, stando seduti davanti al calcolatore: voglio quindi mostrare il prima ed il dopo dello scatto di cui sopra, per apprezzare com’era e com’è diventato:

Fianco a fianco il prima ed il dopo

Fianco a fianco il prima ed il dopo

Un’altra curiosità “tecnica”: le immagini all’inizio dell’articolo le ho volute realizzare facendo si che l’acqua, soggetto delle foto, risultasse avere un aspetto setoso, morbido (questo per una questione unicamente estetica).  Aspetto frutto di una scelta legata al tempo di esposizione: un tempo lento, di alcuni secondi, fa si che gli oggetti in movimento (quindi anche l’acqua) appaiano come somma di tutte le loro posizioni dal momento in cui inizia la foto al momento in cui finisce. Effetto che si nota particolarmente con soggetti luminosi (in questo caso l’acqua riflette bene la luce), se invece l’oggetto in movimento fosse scuro la luce riflessa sarebbe troppo poca e si finirebbe per non percepire più la sua presenza nella foto.
Di seguito ho voluto mettere fianco a fianco due foto scattate per mostrare chiaramente la differenza fra tempi di posa: nell’immagine di sinistra ho scelto un tempo di 1/1000 di secondo, mentre nell’immagine di destra ho scelto un tempo pari a 4 secondi. Per ottenere anche nella seconda immagine un’esposizione corretta (pur passando da 1/1000 a 4 secondi), ho fatto ricorso ad un filtro ND (neutral densityfiltro a densità neutra) il cui scopo è unicamente limitare il passaggio della luce e quindi di conseguenza aumentare il tempo di esposizione a parità di diaframma (ho inoltre ridotto a 100 la sensibilità ISO che avevo aumentato per arrivare al tempo desiderato di 1/1000 di secondo).

Vi sono numerosi filtri ND in commercio, e si differenziano fra loro per la quantità di luce che schermano, tanto che i filtri più densi, come quello che ho usato in questo caso, ad occhio nudo sembrano quasi completamente neri.
Vi è un codice per distinguere i filtri fra loro, composto da una prima parte “ND” seguita da un valore numerico, ad esempio “ND8″. Il valore numerico indica la densità del filtro, quindi quanta luce viene schermata: un filtro ND2 lascia passare il 50% della luce, un ND4 il 25%, un ND8 il 12.5% e così via. Quindi un’esposizione corretta per 1/10 di secondo ad f/11, ad esempio, con un filtro ND2 diventerebbe corretta con un tempo portato ad 1/5: passando metà luce è necessario prolungare il tempo di posa del doppio.
Per le immagini di questo articolo, ho spesso fatto uso di un filtro ND64 il quale lascia passare solo l’1.5% della luce, e permette quindi di ottenere tempi molto lunghi anche in condizioni di forte luminosità:

1/1000 contro 4 secondi

1/1000 contro 4 secondi

Alla prossima!!
-Sig-

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