Quando si esce da casa, zaino in spalla, per girovagare fra monti e colline, inizia un gioco secondo le regole della Natura. Natura che non è né buona né cattiva, di conseguenza non ci possono essere condizioni sbagliate o giuste per fotografare! Io stesso sovente sono caduto nel dire “non ci sono le condizioni giuste”, ma giuste per cosa? Quasi sempre parto da casa con già un’immagine nella testa, con l’intenzione di realizzarla. Ma questo invece che essere d’aiuto, a volte è d’impiccio. Non parlo del pianificare un’uscita, perché se gli intensi colori del tramonto sono ciò che si desidera allora è corretto, ad esempio, scegliere un luogo che rimanga ben illuminato dal sole mentre scende, sino all’ultima sua luce. Ciò che intendo è un’idea fissa per un’immagine, un’idea che cresce nella testa e rimane lì rendendoci in qualche modo miopi a tutte le altre opportunità, ai particolari che sempre ci circondano.
Si tratta quindi d’essere umili, di prepararsi per quel che riguarda la parte tecnico-pratica, ma affrontare la natura (il “fuori”) senza pretese e con la pazienza che sempre rimane l’ingrediente base nella fotografia, in particolare di paesaggio.

L'ultima neve cede il passo all'erba (malga ripresa nella zona fra Maregge e San Giorgio - Bosco Chiesanuova - VR)
Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: fotografia realizzata usando la testa panoramica per poter avere l’angolo di campo che desideravo e stando vicino al terreno con il treppiede (non ho esteso nessuna sezione delle gambe – giusto per avere un’idea dell’altezza) in modo da far “crescere” un po’ la malga verso l’alto grazie alla fuga prospettica. Si tratta di 5 immagini verticali a 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16 e bracketing sul tempo di posa di cui però ho tenuto solo 2 immagini (la media e la sovraesposta) in quanto la più sottoesposta non serviva (cosa che ho notato poi aprendo i raw), con tempi pari ad 1/5 di secondo ed 1/2 secondo (a 100iso). Per l’unione in panoramica e la creazione di un’immagine che mediasse le due pose, ho lasciato fare tutto al software PTGui.

Aspettavo il tramonto, avevo in mente la luce particolare e ne immaginavo le colline carezzate. Ma, come scrivo all’inizio di questo articolo, non si devono chiudere gli occhi se qualcosa non va come previsto: mentre il sole scendeva, una compatta foschia si mise d’impegno nel far da filtro alla luce, creando un’atmosfera diversa da quella che mi aspettavo quando ore prima partivo da casa, ma poco importa! Visto come le condizioni andavano mutando scelsi quindi la composizione e, posizionato il treppiede, mi accomodai su di un sasso ad aspettare. Con pazienza ad aspettare che il sole si posizionasse nel fotogramma dove desideravo vederlo, dove trovavo andar bene per quel nuovo stato di cose:

Il sole quasi tramontato e la foschia come una coperta (la zona ripresa si trova fra Maregge e San Giorgio - Bosco Chiesanuova)
Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: l’immagine è frutto di un bracketing sul tempo di scatto, per gestire un po’ meglio il controluce. Tripletta realizzata con diaframma f/16, focale 26mm (Canon 17-40 su Canon 5DMkII) e tempi pari a : 1/20 – 1/50 – 1/125 di secondo.
Alla fine dell’immagine più sottoesposta ho tenuto solo il cielo, mentre della più sovraesposta sono rimasto piacevolmente stupito di come, pur sembrando la neve bruciata irrimediabilmente, era possibile un recupero molto buono (non necessario avendo una posa media a disposizione ma molto comodo sicuramente)!

Personalmente non ho mai sviluppato un interesse particolarmente attivo per il bianconero, che ho sempre trovato affascinante per la sua capacità di riduzione e di essenzialità, ma… adoro il colore! In certi momenti, certe condizioni “chiamano” però bianconero: il colore non c’è oppure non dona nulla di nulla alla foto, ed è il caso di questa immagine che fra l’altro ho realizzato alle due del pomeriggio alla faccia di albe e tramonti…! ![]()
Il complesso ripreso è una vecchia contrada (poco lontano dal centro di San Francesco – Roveré Veronese – VR), per comporre l’immagine ho scelto di posizionarmi sotto un albero al fine di usare i suoi rami come “sostituti” della parte più alta del cielo, bianca e priva di interesse:
Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: focale 24mm (Canon 24-105 su Canon 5DMkII), diaframma f/16, tempo di posa 1/400.

Se il cielo è una cappa di nubi compatte, come nella foto precedente, è allora la situazione ideale per girare i boschi con lo sguardo a terra: il regno della fotografia macro.
Mi sono quindi dedicato alla primavera, che si va a concretizzare in questo periodo, con due immagini realizzate proprio con il cielo imbronciato. La prima è il risultato di un momento di riflessione personale, durante il quale fissavo una roccia coperta di muschio verde brillante e mi chiedevo come poter rendere in una immagine quella sensazione “verde”. Il fiore soggetto della foto (Elleboro – Helleborus) circondato da una morbida distesa di muschio, mi ha dato tutto ciò di cui avevo bisogno per realizzare l’immagine:
Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: focale 400mm (Canon 100-400 su Canon 5DMkII), diaframma f/5.6 (più un secondo scatto ad f/14 che ho usato in Photoshop per aumentare la nitidezza di tutta la zona interna del fiore – operazione svolta con una semplice maschera di livello per lo scatto ad f/14 che lasciasse “libera” solo la zona che mi interessava avere più nitida), iso100.

Questa seconda macro invece, l’ho dedicata ad un classico di questa stagione: Hepatica nobilis. Già in passato ho ripreso questo fiore, ma non mi sono di certo stancato!
Il colore dei suoi petali risalta come pietra preziosa sul fondo di foglie secche del bosco:
Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: focale 400mm (Canon 100-400 su Canon 5DMkII), tubo di estensione da 36mm (per ridurre di un poco la distanza minima di fuoco che per il 100-400 sarebbe altrimenti pari ad 1.8 metri), diaframma 5.6, tempo di posa 1/250 sec, iso 400.

Alla prossima!
-Sig-



Grazie per la gentilissima risposta alla richiesta di informazione sulle procedure di ripresa macro. Ho visto ora qui descritto il tuo sistema di lavoro: non ti avrei disturbato. La mia insoddisafazione nei risultati macro è una generale mancanza di nitidezza, anche con soggetti statici, pur impiegando tutte le accortezze solite per questo tipo di ripresa (non sono proprio un neo fita, fotografo da quarant’anni), quindi cavalletto, obiettivo 105 macro Sigma, live-view, messa a fuoco manuale con ingrandimento 5x, autoscatto, diaframmi chiusi su f16-f22. Sono arrivato a pensare che la mia Canon 40D abbia qualche problema di taratura della messa a fuoco.
Comunque ringrazio ancora per la tua disponibilità e l’amore per la natura che si avverte in ogni aspetto del tuo bel sito.
Da: Sergio Codogno su 8 aprile 2011
alle 16:37
Non mi hai disturbato affatto! Se posso essere d’aiuto ne sono felice!
Per quel che riguarda la mancanza di nitidezza, temo che una parte della “colpa” sia da imputare proprio al diaframma troppo chiuso che porta ad incappare nella diffrazione, il cui effetto visibile è proprio una forte perdita di nitidezza. Paradossalmente scattare ad f/22 porta ad un’immagine molto meno nitida che scattando a tutta apertura! Naturalmente diaframmi così chiusi hanno un loro senso se è necessaria una profondità di campo il più estesa possibile, ma allora è da prendere la diffrazione come un “compromesso”…
Da: sigfridocorradi su 8 aprile 2011
alle 16:51