Pubblicato da: sigfridocorradi | 7 dicembre 2011

Autunno: tiriamo le somme

L’autunno, arrivati ora nel mese di Dicembre, possiamo considerarlo un capitolo chiuso. Volendo fare un resoconto, ci possiamo chiedere cos’ha lasciato questa stagione, fotograficamente parlando. Per me soddisfazioni certamente: le immagini che seguono sono luce e colori propri di questo periodo, ma non solo.
Forse questo appena concluso è il periodo dell’anno che preferisco, se la gioca bene con l’inverno. Lo preferisco perché, se dovessi descriverlo, direi che è fatto di silenzi, di calma, di respiri che si allungano tanto quanto le giornate si accorciano. Per uno come me, in guerra con l’agitazione e l’incapacità di stare fermo, è una gran cosa! Come camomilla la sera, prima di andare a letto :-)
Allora la fotografia, in una situazione così carica d’atmosfera, diventa un modo per rallentare: aspettare che l’anima ci raggiunga, lasciata indietro dal troppo correre dietro troppe cose. E’ questo che dovrebbe essere lo strumento che ci portiamo nello zaino, la fotocamera: un modo, in primo luogo, per obbligarci a guardare al mondo con più calma, con occhio curioso, attenzione che non si può avere correndo, spinti dalla fretta.

L’immagine che segue, scattata con i primi raggi del sole che spingono via la coperta della notte, l’ho realizzata rapito da quei tre alberi, con le chiome così marcatamente diverse fra loro (quasi a voler riassumere tre stagioni insieme):

Le stagioni in fila: estate, autunno, inverno

Le stagioni in fila: estate, autunno, inverno

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: diaframma f/11, 190mm (Canon 100-400 su Canon 5dMkII), posa 1/20 di secondo ed 1/50 di secondo (bracketing da cui ho tenuto solo 2 scatti). Sono due scatti uniti sul lato corto in quanto, dopo aver scattato il primo componendo attorno agli alberi, ho deciso preferire più “aria” a destra grazie alla luce che trovavo meritare un suo spazio.. non ho scattato girando la macchina in verticale (per avere quindi la massima risoluzione sul lato corto) perché… stavano arrivando verso di me 40 mucche con l’allevatore che urlava “dai che arrivano”.. quindi ho fatto uno scatto extra subito e poi via! :-)
Il punto di scatto si trova qui: 45.610945, 11.070837 (clicca per andare in Google Maps)

Stampa!

Una casa ai limiti del bosco, tinto d’autunno. La nebbiolina che si insinua fra gli alberi ed il silenzio. Non un filo di vento, non una foglia che cade. Un attimo sospeso:

Semiplicemente Autunno

Semplicemente Autunno

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: diaframma f/10, focale 135mm (canon 100-400 su Canon 5dMkII), 30 secondi di posa, più una seconda foto da 10 secondi che ho usato per recuperare le zone della casa più vicine alle lampade (altrimenti risultavano bruciate).
Il punto di scatto si trova qui45.610945, 11.070837 (clicca per andare in Google Maps) e la casa ripresa si trova qui: 45.613884, 11.074331 (clicca per andare in Google Maps)

Stampa!

Il crepuscolo. La fine del giorno. Ho atteso che il sole se ne andasse: desideravo la luce morbida e diffusa, momenti preziosi specialmente in montagna dove, durante il giorno, sono i forti contrasti di luce ed ombra a caratterizzare l’ambiente:

Il crepuscolo

I colori del crepuscolo

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: diaframma f/14, 25 secondi di posa, focale 67mm (Canon 24-105 su Canon 5dMkII).
Si tratta di uno scatto singolo, senza braketing, in quanto la luminosità diffusa del crepuscolo non creava problemi di contrasto tali da richiedere pose multiple…
Il punto di scatto si trova qui: 46.522718,12.00127 (clicca per andare in Google Maps)

Stampa!

La stalla del Modesto in Lessinia, un luogo che ho già avuto modo di apprezzare fotograficamente, qui l’ho voluta inserire in una composizione molto formale, già a partire dal formato quadrato: il cielo coperto di nubi, una grande aiuto quando si desidera fotografare qualcosa di così delicato, ha reso poi possibile cogliere un’ampia gamma di tonalità:

Stalla del Modesto: a colori

Stalla del Modesto: a colori

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: diaframma f/10, focale 73mm (Canon 24-105 su Canon 5dMkII), 13 secondi di posa. Si tratta di due scatti orizzontali, uniti sul lato lungo, in quanto volevo l’immagine quadrata.. e poi la risoluzione non è mai abbastanza (avrei potuto ad esempio ritagliare -crop- uno scatto singolo riducendo però sensibilmente la risoluzione dell’immagine) :-)
Il punto di scatto si trova qui: 45.613876,11.067233 (clicca per andare in Google Maps)

Stampa!

All’alba, il sole inizia a farsi vedere uscendo pigro dalla foschia compatta all’orizzonte. Momento tanto emozionante quanto rapido nello svolgersi. Per questa immagine ho deciso di spingere l’angolo di campo a 180 gradi, volevo che la foto rappresentasse ciò che si percepisce spaziando con lo sguardo davanti una scena così:

Abbandono, alba

La piccola contrada all'alba, nel silenzio dell'abbandono

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: si tratta di una panoramica da 180 gradi, tanto che si possono notare le ombre delle case sulla collina in fondo a sinistra ed il sole a destra (mentre in verità illumina frontalmente le costruzioni), composta da 6 scatti verticali (con testa panoramica) alla focale di 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16 e bracketing per ogni scatto con tempi pari a: 1/20 – 1/8 – 0.3sec (iso 100).
Il punto di scatto si trova qui: 45.636164, 11.109221 (clicca per andare in Google Maps)

Stampa!

In Lessinia i muretti a secco si trovano con facilità: pietre strappate alla terra e sistemate con cura o lastre ben disposte in fila, in ogni caso il territorio porta queste nervature che ne fanno una sua caratteristica.

Questo che ho ripreso nell’immagine seguente non versa in buono stato: le intemperie, la neve, l’assenza di manutenzione, lo stanno lentamente riportando al suo stato originale, con le pietre sparse nel campo. Gli alberi, già spogliati dalle foglie, fanno da sfondo dove lo sguardo viene accompagnato ad incontrare il sole:

Percorsi di pietra

Percorsi di pietra

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: diaframma: f/16, focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), 5 scatti verticali (con testa panoramica) con tempi pari a 1/30 – 1/13 – 0.2sec – 0.5sec per ognuno (vi era molto contrasto e non ero certo sarebbero bastati i tre scatti dal bracketing), iso 100. Con PTGui ho ottenuto una panoramica molto buona grazie alle 4 pose (si è preoccupato PTGui di unire le differenti esposizioni), ho lavorato direttamente quella poi in Photoshop (per colore, contrasto zona per zona, …).
Il punto di scatto si trova qui: 45.667545,11.064329 (clicca per andare in Google Maps)

Stampa!Il Gruppo del Carega e le sue valli, aspettando il tramonto. Qui ho scelto il vallone di Campobrun come luogo dove lasciar correre la fantasia: una valle incantata, senza tempo, dove il sole si va a nascondere quando arriva la notte:

La valle incantata

La valle incantata

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: diaframma f/11, focale 36mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), bracketing con tempi pari a: 1/160 – 1/60 – 1/25 (iso 100). Il bracketing in questo caso si è rivelato essere fondamentale per gestire il forte contrasto fra le zone direttamente illuminate dal sole (in particolare al foschia) e le parti in ombra.
Il punto di scatto si trova qui: 45.710210, 11.139663 (clicca per andare in Google Maps)

Stampa!

Ciò che ci aspetta adesso è la neve! Ancora presto per questa stagione così calda e avara di precipitazioni, ma non ci resta che attendere. L’immagine seguente, l’ultima di questo articolo, mostra proprio un po’ di neve, per vedere la quale però mi sono spostato dalla Lessinia al passo Falzarego (provincia di Belluno).
Per tutti noi appassionati di fotografia, l’inverno è davvero magico… ricco di momenti unici ed emozionanti. A prezzo però di uno sforzo maggiore: è terribile come il freddo riesca ad avere la meglio, per quanto ci si vesta, restando fermi nella neve ad armeggiare con la reflex ed il treppiede :-)

Ai piedi del gigante

Ai piedi del gigante

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: diaframma f/14, focale 400mm (Canon 100-400 su Canon 5dMkII), due pose con tempi pari a 1/20 ed 1/50 (bracketing da cui ho tenuto solo due immagini), iso 100.
Il punto di scatto si trova qui: 46.524863,12.016741 (clicca per andare in Google Maps)

Stampa!

Alla prossima!

-Sig-

Pubblicato da: sigfridocorradi | 2 novembre 2011

Emozioni a colori

La settimana scorsa, precisamente Domenica 23 Ottobre, ho avuto il piacere di partecipare ad una mostra fotografica nel paese di San Rocco (Roveré Veronese – VR), organizzata dall’Associazione Teatrale Amatoriale MAMITIELU: eravamo in 7 fotografi, ed ognuno contribuiva con 8 immagini. Il tema? “Tempo e Stagioni“, ma non è quello di cui voglio parlare. Ciò che mi ha colpito di questo evento è stato vedere come i visitatori si fermassero ad osservare le foto, interrompendo il loro flusso di pensieri per aprire una parentesi: fatta di colore, di forme, sospesa a mezz’aria con un paio di sottili fili ed una cornice attorno. Durante il tempo di quella pausa, di quel soffermarsi, ho potuto apprezzare come l’emozione racchiusa in quei riquadri, come i colori lì disposi, prendessero per mano quelle persone… con il cappotto pesante che ad ottobre fa freddo, con il cellulare che vibra in tasca perché si deve essere sempre raggiungibili, rapite per il tempo di pochi respiri, lontano da lì e portate altrove. Portate dove ognuno di noi fotografi aveva deciso di prendere un po’ d’emozione, colorarla e farne fotografia. Emozioni a colori.

Di seguito, dopo una pausa dall’ultimo articolo decisamente più lunga del solito (questa volta la battaglia contro il tempo un po’ l’ho persa ma la guerra non è finita), ecco le ultime immagini che ho realizzato!
La prima fotografia ha una dedica invisibile scritta dentro, un dedica alla mia fidanzata Maria: in quel momento avevo la sensazione di stare guardando un frammento di cielo caduto a terra, una delicata pezza colorata lì adagiata. Ho lasciato quindi che le mani corressero rapide nel preparare l’attrezzatura: il treppiede, la reflex, la lente, la messa a fuoco, il diaframma, il filtro, il tempo di posa… tutto veloce, rapido, perché quel momento mi stava emozionando, e lo volevo custodire e portare a casa, dalla mia fidanzata.
L’attrezzatura per un fotografo può essere spesso un limite piuttosto che un beneficio: se non si arriva a saper utilizzare ciò che si conserva nello zaino senza doverci pensare, con la stessa naturalezza con cui ogni giorno guidiamo l’automobile, allora saremo giocoforza strozzati da questo. Prima di tutto va capita e fatta propria la tecnica, e l’avere chiaro come la macchina fotografica (il nostro preciso modello) si comporta in ogni situazione. Il resto verrà poi di conseguenza:

Un pezzo di cielo

Un pezzo di cielo (località Parpari - Velo Veronese)

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/13, 1 minuto di posa (con filtro ND da 6 stop della B+W), iso 100. E’ l’unione di 2 scatti orizzontali (uniti sul lato corto) in quanto a 17mm non riuscivo ad avere l’angolo di campo “giusto”, e scattare più foto con la macchina in verticale (come faccio generalmente mediante la testa panoramica) era improponibile con un tempo di posa di un minuto e la luce che cambiava velocemente.

Stampa!

Mi piacciono i momenti al limite della giornata, quando la luce si prepara ad un rapido mutamento: sono quegli istanti i custodi dei sogni e delle speranze, perché sono segnale di un cambiamento. Dal giorno alla notte, con un ultimo raggio di sole:

Infine arriva la sera...

Infine arriva la sera (località San Giorgio - Bosco Chiesanuova - VR)...

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: diaframma f/16, bracketing sul tempo di posa: 1/15 – 1/40 – 1/100 (il blending l’ho svolto in Photoshop), focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII).
In questo caso non ho utilizzato la testa panoramica, come generalmente faccio per questo genere di immagini, perché la luce mutava con estrema rapidità, troppa per i tempi tecnici necessari all’utilizzo di una testa panoramica (come le pause da uno scatto all’altro -in bracketing- sufficienti per eliminare le vibrazioni).

Stampa!
A volte, in particolare quando sono sotto pressione, trovo nella fotografia una valvola di sfogo, o meglio, un modo per riportare equilibrio. E’ capitato anche per la foto che segue: ad un certo momento la mia fidanzata, percependo il mio umore, mi spedì via con la reflex dicendomi chiaramente di recarmi in quel luogo (la Pieve di San Moro – San Mauro di Saline – VR). Forse sentiva dentro di se, inconsciamente, che si sarebbero create quelle condizioni di luce tali da regalare emozioni che risuonano dentro nel profondo, o forse sapeva qualcosa che io non saprò mai… ma una volta arrivato ho capito che non avrei potuto essere in nessun altro posto se non quello, che lì avrei cercato di raccontare una storia: la storia di un mondo che sembra ormai appartenere al passato, ricordo di un eremo, il luogo di un culto che se un tempo era intrecciato nella vita di ogni giorno, ora sempre più finisce per essere chiuso in se stesso:

Pianeta Pieve: il tempo che fu

Pianeta Pieve: il tempo che fu (San Mauro di Saline - Verona)

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: per realizzare questa immagine ho usato la testa panoramica, scattando 18 immagini diposte su due file da 9: una fila da 9 scatti era sufficiente per coprire 360 gradi, averne fatte due si è reso necessario per poter riprendere tanto il cielo quanto il terreno fino a vedere la testa del treppiede nella parte bassa dello scatto. Ho poi scattato un’ulteriore foto per il punto di nadir, dato dalla “parte bassa” della seconda fila di scatti, dove si vedeva chiaramente il treppiede e che sarebbe poco carino vedere poi nella foto finale piazzato al centro :-) Ognuna delle immagini l’ho scattata in bracketing (il contrasto era molto forte) con tempi pari a: 1/13, 1/30, 1/80, con diaframma pari ad f/11 e focale di 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII). Per unire il tutto e calcolare il calcolabile (ovvero unire tutte le immagini fra loro), al solito mi sono affidato al softwate PTGui (che offre proprio una proiezione “Little Planet”). Poi in Photoshop, per sviluppare la foto, ho usato in grossa parte la plugin Silver Efex Pro 2, la quale “produce” un’immagine in bianconero (è fatta apposta) che io però ho usato come livello di Luminosità (metodo di fusione livelli di Photoshop) sull’immagine a colori originale, ottenendo così nuovamente una foto a colori ma con l’aspetto già fortemente caratterizzato!

Stampa!

L’immagine seguente, caratterizzata da un angolo di campo di circa 180 gradi, è “figlia” della precedente: l’ho ottenuta partendo dalle stesse fotografie del “Pianeta Pieve” dove, invece di unire tutte le immagini fra loro al fine di coprire 360 gradi d’angolo di campo, ne ho considerato solo un sottoinsieme (sempre con il software PTGui ho provveduto a generare le panoramiche finali – una per ogni livello di esposizione). L’immagine l’ho poi elaborata allo stesso modo della precedente in Photoshop.
Trovo interessante mettere vicine queste fotografie, il Piccolo Pianeta e la panoramica da 180 gradi: è un ulteriore esempio dell’incredibile potenziale che abbiamo oggi a disposizione grazie alla fotografia! Il solo limite siamo noi dietro la reflex, tutto il resto di può fare:

La pieve "lineare"

La pieve "lineare"

Clicca qui per vedere questa immagine più grande

Stampa!

Più volte mi sono dedicato alla fotografia notturna, cercando di sfruttare le possibilità offerte dalla tecnica del Light Painting e prestando attenzione nell’ottenere un effetto finale che non fosse eccessivamente “inaspettato”. Nell’immagine seguente ho invece voluto andare nella direzione opposta: un omaggio al colore!

L'albero dei colori

L'albero dei colori (San Rocco di Piegara - Roveré Veronese - VR)

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: si tratta di una fotografia notturna ottenuta usando il flash, per illuminare i vari punti dell’albero, di volta in volta con un filtro colorato diverso (bloccando ogni volta la macchina in posa Bulb ed usando il flash per illuminare). Poi in Photoshop ho unito tutte le immagini (ne sscattavo una per per ogni colore del filtro – così da avere tutti i colori separati su immagini diverse) semplicemente usando come metodo di fusione “Lighten”: in tal modo ogni livello contribuisce solo con i suoi pixel più luminosi. L’immagine alla base di tutto è quella che ha “fornito” il cielo (una posa lunga da un minuto), immagine dove l’albero è una silhouette nera ma il cielo ben visibile (quindi una base perfetta per poi sommare le immagini dove l’albero è illuminato dai lampi colorati del flash).

Stampa!Mentre scrivo queste righe siamo nel pieno dell’autunno: in questa stagione ho sempre l’impressione che tutto rallenti, che finalmente un po’ il mondo riposi, che ci sia meno rumore di fondo. In questi giorni sono riuscito a dedicarmi all’autunno con una certa calma, questo mi ha permesso di realizzare alcune immagini che tenevo segnate nel taccuino delle cose da fare… le sto ancora sviluppando (vi dedicherò il prossimo articolo) quindi per ora chiudo con la faccia rugosa di una vecchia costruzione, come se ne possono vedere molte in Lessinia, ma un po’ speciale: quando la vidi pensai che in parte per i colori, per il cappuccio di foglie sul tetto, per la malinconia che l’abbandono suggerisce,  aleggiasse qui la presenza dello spirito dell’autunno:

La dimora dell'autunno

La dimora dell'autunno (Roveré Veronese - VR)

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: diaframma f/11, focale 75mm (Canon 24-105 su Canon 5dMkII), due tempi di posa: 1/13 ed 1/30 (per gestire il contrasto dato dalle parti illuminate direttamente dal sole).

Stampa!

Alla prossima!
-Sig-

Pubblicato da: sigfridocorradi | 6 settembre 2011

Guardando il mare

Molto di rado mi sono dedicato al mare come elemento della composizione, o come soggetto stesso della foto. Un paio di mesi fa ruppi il ghiaccio con un’uscita in Irlanda ed ora, con l’articolo di oggi, porto avanti questo rapporto! :-)
La location questa volta è l’Isola di Capraia : luogo meraviglioso, tanto intimo quanto prodigo di scorci e luci fantastiche. Per un fotografo un luogo come questo richiederebbe del tempo per poter essere a fondo apprezzato e capito ma, come spesso purtroppo accade, il tempo è sempre molto poco…

Ecco quindi alcune immagini, esito di un breve lasso di tempo dedicato allo studio della luce, dei luoghi e di come io li vedevo. Per prima una fotografia dai toni freddi, in silenziosa attesa dell’alba:

Aspettando l'alba

Aspettando l'alba

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, due pose: 13 secondi e 30 secondi. Le due pose mi sono servite per poter gestire la differenza di luminosità fra cielo/mare e gli scogli in primo piano.

Stampa!

Nella fotografia di paesaggio, in generale, si tendono a preferire gli estremi del giorno (prima dell’alba – l’alba – il tramonto – dopo il tramonto), questo perché in quegli intervalli di tempo la luce radente risalta la sensazione di tridimensionalità (fatta di ombre e luci) e le dominanti di colore aggiungono non poco alla scena (basta osservare l’immagine precedente – scattata prima dell’alba – per poter apprezzare l’intensa colorazione).
L’immagine seguente l’ho voluta realizzare con il sole già alto nel cielo, ovvero il contrario di quanto appena detto! Nel fare questo non ho però composto una scena dove la luce dura fosse presente, con un contrasto inevitabilmente troppo incisivo, ma bensì sono rimasto all’ombra: le regole e le abitudini non devono mai limitare la nostra fantasia!

Dove il mare incontra la roccia

Dove il mare incontra la roccia

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/14, bracketing sul tempo di posa: 4sec, 8sec, 15sec ad iso 100, filtro ND da 6 stop (necessario in quanto volevo tempi di posa molto lunghi pur essendo giorno pieno).

Stampa!

Certe situazioni di luce mi suggeriscono atmosfere fiabesche, quasi surreali, le vedo subito sul posto e le tengo bene a mente. Una volta ritornato a casa, lavorando i file RAW, saranno quei ricordi, o meglio il ricordo delle sensazioni sperimentate, a guidare la post produzione che caratterizzerà l’aspetto finale dell’immagine:

La torre

La torre

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: panoramica composta da 3 scatti verticali, con due esposizioni per ognuna (bracketing di cui la terza immagine non era necessaria – il contrasto non era troppo elevato): 0.8 secondi e 2 secondi (due pose necessarie per poter poi – in post produzione – compensare la differente luminosità del terreno rispetto il mare/cielo), diaframma f/16, focale 19mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII).

Stampa!

Usando angoli di campo molto elevati (ovvero a partire dalle focali sotto i 35mm) è quantomai “necessario” (metto le virgolette perché – come tutte le affermazioni generali – vi sono le dovute eccezioni) individuare per prima cosa un primo piano: un soggetto che catturi l’attenzione e “sostenga” l’immagine: compito svolto perfettamente, nella fotografia seguente, da un cactus. Arrivare con comodo anticipo su una location serve proprio per individuare tutti quegli elementi che possono fare da “perni” nel comporre una fotografia:

Cactus Bellavista

Cactus Bellavista

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, scatto singolo con 30 secondi di posa, filtro ND da 6 stop (necessario per avere 30 secondi di posa nonostante il sole stesse spuntando).

Stampa!

Tutti gli scatti di questo articolo, ma in generale anche per gli articoli precedenti, li realizzo sul campo prestando attenzione a non compromettere la nitidezza a causa di vibrazioni ed utilizzando il bracketing per poter poi estendere la gamma dinamica in fase di post produzione. Per questo approccio è pertanto di regola l’uso del treppiede, oltre che dell’alzo anticipato dello specchio oppure in alternativa del LiveView acceso (la vibrazione dello specchio introduce il micromosso). Lo scatto che segue invece è ben più “free”: mano libera e scatto singolo (niente bracketing): trovandomi su una barca non era possibile fare diversamente! :-) In tal caso, ma in generale in ogni situazione “dinamica”, si deve fare affidamento sul singolo file RAW fornito dalla macchina ed alla sua lavorabilità (intendo la capacità di conservare in un singolo scatto tanto le ombre quanto le luci senza perdere informazioni) che, in particolare con gli ultimi modelli di reflex, è molto elevata:

Il trangolo

Il triangolo

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/9, esposizione da 1/100 di secondo, mano libera.

Stampa!

Fatto salvo quanto detto all’inizio di questo articolo, e viste le precedenti immagini, soddisfatto di come il mare (o meglio dove il mare incontra la terra) possa essere fonte di meraviglia e di ispirazione, il mio cuore rimane però legato alla montagna! :-)
Ecco quindi un’immagine realizzata poco lontano dal rifugio Falier (si trova ai piedi della parete sud della Marmolada – su di un ripiano dove la val d’Ombreta si biforca nei valloni d’Ombretola e nell’alto vallon d’Ombreta): il sole già alto nel cielo, le montagne sullo sfondo visibili solo come profili e la forma della stretta valle, mi hanno suggerito questa composizione:

Semplicemente: il Sole

Semplicemente: il Sole

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: si tratta di due scatti ad f/11, iso100, con tempi pari a 1/640 ed 1/1250 di secondo, alla focale di 38mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII). Il secondo scatto, con un tempo più rapido, mi è servito per poter poi in Photoshop riuscire a gestire il sole direttamente inquadrato altrimenti, per quanto la Canon 5dMkII offra grandi margini di recupero sulle alte luci, non sarebbe stato possibile avere tutte le sfumature più chiare.

Stampa!

Infine, al termine di questo articolo, dopo aver guardato il mare, camminato su alte e meravigliose montagne, non ho potuto non riportare il mio sguardo in Lessinia! :-) Insomma, è su quelle colline dove negli anni ho capito qual’è la fotografia che mi piace, dove ho imparato a farla (o meglio dove sto tuttora imparando), dove cerco costantemente di migliorarmi e dove torno ogni volta che posso!
L’immagine seguente l’ho scattata fra la località Parpari (comune di Roveré Veronese – VR) e San Giorgio (comune di Bosco Chiesanuova -VR), in particolare nei pressi della malga Bagorno, su una collina estremamente favorevole per il tramonto: si tratta di un inno al calore del sole, in questa estate che si appresta a sfumare nell’autunno.

Le laste: portano i segni del tempo che scorre, inesorabile.

Le laste: portano i segni del tempo che scorre, inesorabile.

Clicca qui per vedere questa immagine più grande
Dati di scatto: ho atteso che il sole fosse al limite per sparire e quindi ho scattato 5 immagini verticali (per realizzare una panoramica), per tutte: focale 17mm (Canon 17-40 su Canon 5dMkII), diaframma f/16, e bracketing sul tempo di posa (necessario per gestire poi in post produzione i forti contrasti) con tempi pari a: 1/6, 1/13, 1/25 di secondo. Le 5 immagini, scattate in verticale e senza errore di parallasse grazie alla testa panoramica montata sul treppiede, le ho fra loro sovrapposte di un 25% circa, questo per lasciare “margine di manovra” al programma che poi si è occupato di unire le immagini in un’unica panoramica: PTGui. Questo programma, ricevute le immagini (ognuna sovrapponibile in parte con la successiva e con la precedente) si prodiga nell’unirle in modo corretto in un’unica grande immagine, ma non solo: scattando onguna delle 5 immagini in bracketing (da cui i tre tempi di scatto) il software PTGui si rende conto trattarsi della stessa “panoramica” scattata con tre diversi livelli di esposizione (e quindi non una gigantesca panoramica da 15 immagini), producendo automaticamente 3 panoramiche (uguali al pixel) più una quarta ottenuta come “fusione” delle altre tre (vi è una sezione apposita del programma per configurare questa “fusione delle esposizioni”). In tal modo, in Photoshop, è sufficiente poi aprire come “base” questa quarta immagine e sopra di essa aprire come livelli ulteriori le altre tre, da cui prendere le parti più interessanti (come il cielo dalla più sottoesposta ad esempio).

Stampa!

Alla Prossima!
-Sig-

Articoli precedenti »

Categorie

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.